Nel 1928 Thayaht disegna alcuni cappelli dai nomi suggestivi : il Canotto, il Sirtico, il Pinedo, il Madrido, il Paravista . Più tardi, con il fratello Ruggero Michahelles, redige il Manifesto per la trasformazione dell'abito maschile (1932) , ispirandosi a criteri di praticità, semplicità ed economia . I capi hanno nomi inventati e alquanto bizzarri, in puro spirito futurista : il "toraco" ("maglietta senza maniche"), il "camitto" ("camicia anti-inceppante"), il "radiotelfo"(casco munito di "apparecchio radio-ricevente con auricolari snodati"), la "spiova" ( copricapo invernale), ecc. Soluzioni, queste, che anticipano la campagna a favore del rinnovamento del copricapo maschile, inaugurata con Il manifesto futurista del cappello italiano di Marinetti, Francesco Monarchi, Prampolini e Mino Somenzi (1933). Tra i modelli indicati figurano: il "Cappello simultaneo" il "Cappello poetico", il "Cappello pubblicitario", il "Fonocappello" e perfino il "Cappello autosalutante (mediante sistema di raggi infrarossi)".