In un curriculum vitae scritto dalla moglie dell' artista, si legge:

Da ragazzo stette molto in maremma, dove ebbe occasione di vedere e seguire famiglie di saltimbanchi, con le loro case mobili, tende, teatrini, carrozzoni, cavalli, stracci succinti e scoloriti e senza epoca, berrettoni e fronzoli, ma ricchi di vita. Li osservava svestirsi e abbigliarsi in spogliatoi improvvisati che spesso erano vicoli, portoni, tende.

La loro vita artificiale, a luce irreale e nello stesso tempo umana, ha creato per Micaelles un ambiente metafisico. Ancora oggi questi saltimbanchi sono il soggetto preferito per la sua pittura. "In fondo", egli dice, "Tutti siamo dei saltimbanchi; tutti abbiamo un doppio volto, una maschera che ci traveste e ci nasconde agli altri".  Ma, nella contemplazione delle figure umane, Micaelles guarda più in là della maschera apparente, della singolarità dell'aspetto e dell'atteggiamento, scopre e rende nella figura visibile la figura invisibile che è in tutti noi.  Crea un ambiente irreale, ma essenzialmente umano.

"Tensione", olio su tavola, Micaelles 1950